sabato 12 novembre 2011
lunedì 24 ottobre 2011
sabato 23 aprile 2011
Cucina Tradizionale (slow food)
sabato 5 febbraio 2011
Berlusconi, il "Bunga Bunga" e l'Orgia del Potere
Quella di Berlusconi è solo l'ultima vicenda nota alle cronache di una pratica del tutto normale, perfino ovvia : chi detiene il potere (politico o economico), una qualsiasi forma di potere, ovviamente ne approfitterà per soddisfare le sue pulsioni primarie e si dedicherà a questo fine fino all'ebbrezza. Questa è la verità inespressa che spiega la fortissima motivazione che spinge le persone a conseguire in qualsiasi modo una qualche forma di potere: si tratta di un meccanismo arcaico, un residuo ancora tribale (se non ancora più arcaico, come sembra mostrare l'etologia).
Diciamolo (senza ipocrisie:
"Lo scopo della politica è il perseguimento di certi interessi economici (o di altra natura) e, sempre e comunque,per la persona, sopratutto il conseguimento del piacere in qualsiasi forma e modo (piacere del dominio, esaltazione dell'io, accesso alla dissipazione e alla lussuria !
E quindi non meraviglia il "Bunga Bunga" ma che questa "pratica" (sull'origine del nome, pare che B. sia stato "iniziato" ai segreti di tale pratica dal dittatore Gheddafi: e se questo fosse vero è si tratta di un particolare assai significativo(*) )sia venuto così clamorosamente alle cronache:
Ma quelle di Berlusconi non sarebbero orgie plebee: si tratterebbe di un intrattenimento raffinato, simile ad un harem orientale: parola del lacchè Giuliano Ferrara:
Un nuovo vecchio film: "B. o l'orgia del potere"
(non si può dire, invece: "Vizi privati, pubbliche virtù", che di solito è più adatto come paragone, vista l'imprudenza del "nostro", imprudenza che è spavalderia ma anche un po "sex addiction" e demenza senile...)
Come disse Giorgio Manganelli:
Per cosa altro fare politica se non per quello...
(martedì, 23 giugno 2009 Scrivevo così:
"Perchè fare il politico oggi?"
Perchè uno vorrebbe fare il politico? (o il "pubblico amministratore": sindaco, presidente di provincia, presidente di regione, presidente di quartiere...)
Per il potere, certo. Il potere che logora chi non ce l'ha e che dà tante belle soddisfazioni.
Consente di ricevere zoccole a Palazzo Chigi, nel proprio studiolo personale e mandarle a prendere dall'auto ministeriale. E dopo magari vai a trans con l'utilitaria anonima e superscontata acquistata a condizioni speciali perchè sei un politico.
E poi voli con aerei di stato e puoi andare a vedere la partita della tua squadra preferita senza spendere un ghello.
Puoi abboffarti al "transatlantico" a spese irrisorie, viaggiare spesato a destra e a manca e pure portarti dietro la tua amante (o le tue veline o escort).
Perchè uno decide di fare il politico?
Ma, forse per le essential (e non essential) facilities. E per gli affari loschi che puoi concludere in quella facile posizione (tangenti,"consulenze", raccomandazioni ecc).
E dopo cinque anni o meno, lo spazio di una legislatura, una lauta pensione a vita.
Perchè uno decide di "scendere in politica" (quando magari ha già tutte quelle cose sopraelencate?
Magari per "non pagare dazio" e non finire in galera.
Perchè uno dovrebbe scegliere la carriera politica, dopotutto, dopo tutti, lo odieranno e faranno complotti per sputtanarlo!
Perchè uno sceglie la carriera politica?
"Per servire il popolo, la nazione, la gente" senza dubbio così risponderà, se glielo domandano.)
"LA MAITRESSE" NICOLE MINETTI, consigliera regionale Lombardia:
(autodefinitasi "legata sentimentalmente al premier"):
martedì 14 dicembre 2010
martedì 30 novembre 2010
La profezia di un capo pellerossa
La profezia di un pellerossa
Lettera del capo indiano Seattle al presidente Usa Franklin Pierce.
Nel 1854 il "Grande Bianco" di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri' di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano. Ecco la risposta del "capo Seattle", considerata ancora oggi la piu' bella, la piu' profonda dichiarazione mai fatta sull'ambiente.
(Profezia di un pellerossa CAPO SEALTH dei SEATTLE):
"Quando ci avete incontrato la prima volta ci avete detto che dovevamo pregare il vostro Dio. Noi non riuscivamo a comprendere la vostra richiesta. Il vostro Dio non potrà mai essere il nostro. Vi è troppa differenza tra noi. Noi uccidiamo gli animali che ci servono e li mangiamo tutti. Voi uccidete senza motivo e abbandonate i corpi degli animali che avete abbattuto. Voi tagliate intere foreste e noi usiamo solo i rami caduti e gli alberi morti e abbiamo rispetto per ogni ago di pino. Voi spaccate le pietre, forate le montagne e non riuscite ad ascoltare lo spirito della terra che vi dice: “Non fatelo. Non fatemi male”. Noi sentiamo lo spirito e il mistero della vita anche nelle ali delle libellule. Voi siete ciechi e sordi di fronte alle cose che esistono e quando vi rivolgete a Dio, chiedete ricchezza, denaro e potere. Noi chiediamo al Grande Spirito di mostrarci la bellezza, la stranezza e la bontà della terra verdeggiante, l' unica Madre, e di svelarci le cose nella loro essenza e perfezione, così come solo in un unico Essere, che resta Uno anche se è Molti. Voi dimenticate i vostri morti, li seppellite e non vi curate di conservare le loro tombe e non vi sentite legati alla terra che custodisce le ossa dei vostri padri. Per noi un uomo che dimentica queste cose è peggio di una belva inferocita. Per tutto questo voi riuscite a vendere la terra: mentre per noi la terra è come l' aria che si respira, è il corpo di nostra madre e non possiamo neppure concepire che essa possa essere venduta, divisa e recintata. Ora la mia gente è poca: noi sembriamo le foglie rimaste su un albero scosso dai venti invernali e non possiamo più difenderci. Ora voi ci assegnate una riserva in cui dobbiamo ritirarci. So bene che questa soluzione ci è imposta da una forza ineluttabile. Abbiamo cercato di sfuggirvi come la nebbia mattutina fugge, avanti alla luce del sole nascente... Ora siamo pochi e non ci importa di sapere dove trascorreremo il resto dei nostri giorni. Il nostro popolo era un tempo forte e potente e ora poco a poco muore. Le nostre notti si fanno sempre più lunghe, buie e solitarie. Ovunque tentiamo di rifugiarci siamo inseguiti dal vostro passo sterminatore e non ci resta che sopportare il destino come un animale ferito e braccato dal cacciatore che vuole finirlo. E tuttavia non mi lamento. Abbiamo per tanto tempo trascorso un' esistenza felice della quale siamo stati consapevoli e dalla quale abbiamo tratto gioia e ricchezza dell' animo. Ad una tribù segue un' altra e le nazioni seguono alle nazioni come una generazione succede ad un' altra. E' un continuo nascere e morire e lamentarsi non serve a nulla. Forse anche il giorno del vostro tramonto non è lontano, ma è comunque certo che verrà. Allora, forse, potremo anche essere fratelli. Ora è la vostra stagione tuttavia, e poiché ciò appare evidente, tagliate gli alberi, uccidete gli animali, domate i cavalli selvaggi, sterminate gli indiani. Io vedo bene, dai vostri occhi e dai vostri comportamenti, che la vostra città produce immondizie ed esse, un giorno, vi annegheranno. Ma intanto consentitemi di ribadire che la terra che ci ordinate di abbandonare è sacra alla mia gente. Ogni collina, monte, bosco, lago, fiume o valle o pianura sono pieni di eventi tristi e lieti e di ricordi. I fili d'erba, i piccoli gigli lungo i fiumi d'argento, le fragole che crescono ai margini dei prati coperti di rugiada, persino le pietre che giacciono sorde e immobili nella quiete fresca della notte e nel calore diurno, hanno bevuto la vita del mio popolo e gliel' hanno restituita. Anche la polvere è legata alle orme della nostra gente e i nostri piedi trovano in essa una familiarità che i vostri piedi non proveranno mai. Essa ha bevuto il sangue dei nostri padri, custodisce il sale delle loro lacrime, il grasso e la cenere dei fuochi da campo, il sudore del piacere e della paura. I nostri guerrieri scomparsi, le ragazze dal cuore gentile e dalle amabili forme, i bimbi che qui vissero e trovarono nutrimento, le nostre madri affettuose sono parte viva di questi luoghi ancora solitari che placano il cuore. Ed essi ritornano sempre come marce dello spirito quando la Luna Nuova, piccola canoa d'argento, naviga fra le stelle circondata da una nebbia di volpi argentate. Essi continuano la vita senza il peso del corpo perché gli impulsi di un popolo seguitano ad esistere anche dopo la morte dei singoli e si concentrano sulla sua terra e la colmano di vita umana. E così, anche quando l' ultimo indiano sarà morto e il ricordo della mia gente sarà diventato per i bianchi una leggenda, questa terra ospiterà ancora le forme invisibili dei nostri morti. I figli dei vostri figli si crederanno soli nei campi, nelle case, sulle vie delle vostre città o nel silenzio dei boschi senza sentieri. Ma anche quando, di notte, le strade e le piazze saranno silenziose e deserte, ovunque si aggireranno gli spiriti di coloro che un tempo popolarono ed amarono questo meraviglioso paese. (...) Voi non vi accorgete di tutto questo. Ma un giorno il nostro spirito riempirà di sé i vostri discendenti. Un giorno, ho detto , perché voi ora apparite incapaci di un sentimento che non sia l' odio: l' odio e la paura, che vi spingono ad azioni che non hanno per fine solo la distruzione degli altri, ma anche la vostra. L' odio e la paura, che vi impediscono di capire che la stirpe umana è come il sole e che i popoli ne sono i raggi e che quando un popolo muore il sole comincia a morire e la terra diventa più fredda. L' odio e la paura che non vi danno coscienza del fatto che le specie animali sono le radici che uniscono il cielo alla terra e che l’uomo non può recidere se non vuole morire. Noi speriamo che nel futuro lo spirito dell' uomo rosso, che con amore e venerazione rispetta tutto ciò che vive, si impossessi lentamente dei vostri figli e penetri lentamente in coloro che nulla sanno di lui. Cercate perciò di guardare alla nostra fine con rispetto e tolleranza. I nostri padri, noi stessi staremo sempre intorno a voi e attenderemo con pazienza fino a che non riusciamo a piantare nella vostra indole distruttiva un seme di amore per la vita. Se ciò accadrà, il vostro mondo sparirà e il nostro tornerà a vivere. Ma forse non riusciremo a far ciò. E allora, quando una ragnatela di fili che sussurrano avrà circondato l' azzurro del cielo, quando il rondone sarà scomparso e la vita sarà diventata sopravvivenza, quando i fiumi saranno morti con i laghi e le montagne, quando il vostro folle modo di vivere avrà sommerso la terra, UN GRANDE FUOCO SIMILE AD UN SOLE, che voi stessi avrete costruito nella vostra ansia di distruzione e di dominio, cadrà dal cielo e distruggerà ogni cosa, e la terra e gli uomini saranno pietra per sempre".
A quanto si dice risulterebbe che la bellissima lettera sopra riportata non è la lettera del capo indiano dei Seath (o Seattle) ma di uno sceneggiature americano.
Se anche fosse, ma a me risulta di no, la sostanza rimane valida e la bellezza e verità del testo non ne è certo inficiata
Da questo straordinario discorso i Soundgarden hanno ricavato il testo di una canzone:
How can you buy or sell the sky
or the warmth of the land
It's strange to us
We don't own the freshness
of the air
or the sparkle of the water
How can you buy them from us
The white man doesn't understand
our ways
He's a stranger who comes
in the night and takes
from the land just what he needs
The whites must treat the beasts
of his land, as his brothers
not his enemies
He leaves his father's grave
and bis birthright
His birthright is forgotten
The air is precious to the red man,
cause all things share the same breath
The white man won't notice
the air he breathes
Like man dying for many days
One thing we know that the white man will
We know oar god is the same god
You may think you wish to own him,
Own him as you wish to own our land
But be is the body of man
and the earth is precious to him
Continue to contaminate
your bed, and you will suffocate in your waste
— letter attributed to Chief Sealth, 1852
LINKS:
Capo Sealth, Il messaggio di un pellerossa
http://www.chiefseattle.com/history/chiefseattle/speech/speech.htm
Etichette:
coscienza ecologica,
ecologia,
filosofia,
poesia
sabato 10 luglio 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)




.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)